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Omaggio agli autori che crearono la libertà di pensiero, il Diritto d’autore e il Codice Civile Italiano, entrato in vigore il 16 marzo del 1942.

Il Diritto d’autore è, giuridicamente parlando, un istituto molto giovane. Solo in tempi recenti, rispetto alla normale evoluzione del nostro diritto che comincia a formarsi più di duemila anni fa, viene sentita l’esigenza di un riconoscimento di alcuni diritti a favore dell’autore. 

Il Diritto d’autore è, giuridicamente parlando, un istituto molto giovane. Solo in tempi recenti, rispetto alla normale evoluzione del nostro diritto che comincia a formarsi più di duemila anni fa, viene sentita l’esigenza di un riconoscimento di alcuni diritti a favore dell’autore. 

Questa esigenza viene in essere successivamente all’invenzione della stampa e con la conseguente nascita dell’attività editoriale, produttiva di forti interessi economici, che porta alla circolazione di un rilevante numero di esemplari stampati di opere letterarie originali. 

Il problema della tutela delle opere letterarie e artistiche si era presentato in modo rilevante anche in tempi più antichi: già Seneca aveva notato come il libraio Doro parlasse dei libri di Cicerone come se fossero suoi, e sottolineava come fossero nel vero sia il libraio sia coloro che attribuivano i libri all’autore!

 Ma chi è davvero l’autore di un’opera? La prima vera legge italiana sul diritto d’autore risale al 1865, subito dopo l’unificazione della penisola e, in seguito, tradotta nel testo unico 19 settembre 1881 n. 1012, rimane in vigore fino al 1925, quando è sostituita da una nuova normativa.

La legge 22 aprile 1941 n. 633 e relativo regolamento del 18 giugno 1942 n. 1369, affermano, quindi, più estesamente ed efficacemente la materia e, con alcune successive modifiche e integrazioni, sono tuttora in vigore. 

Disposizioni sul diritto d’autore si trovano nel nostro Codice Civile agli articoli 2575–2583. Il Codice Civile entrò in vigore il 16 marzo del 1942, esattamente 78 anni fa. Le norme contenute in questo importante documento non solo riguardano il diritto civile ma anche il diritto commerciale. 

Si tratta di una caratteristica che non trova riscontro in nessun altro Codice Civile europeo dell’epoca. Quindi il Codice del 1942, il quale è in vigore ancora oggi, fu elaborato durante il periodo fascista. 

Ebbene sì, una fonte di diritto secondario come il Codice Civile fu redatta sei anni prima della Carta Costituzionale, la prima e suprema fonte del nostro diritto. 

In quegli anni era in corso la Seconda Guerra Mondiale e l’11 dicembre del 1941 il Duce dichiarava guerra agli Usa, quattro giorni dopo l’attacco giapponese su Pearl Harbour.

In mezzo a tutto questo, i più grandi giuristi dell’epoca, coordinati da Filippo Vassalli, congiunsero i loro sforzi e riuscirono con fiera opposizione ad evitare di introdurre nel Codice Civile i principi dell’ordinamento giuridico fascista.

Erano anni in cui ogni italiano, in quanto essere umano libero, desiderava fortemente riaffermarsi e così rinascere. Vi era il desiderio di chiarire su carta i diritti civili, sociali e politici che verranno successivamente definiti dalla Costituente per la creazione di una Società democratica, e libera. Si voleva così esprimere le proprie idee, ma più di tutto concretizzarle, soprattutto dal punto di vista della libertà di pensiero e dell’ iniziativa economica.

L’articolo 2575 del Codice Civile così recita: «Formano oggetto del diritto di autore le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alle scienze, alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro e alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione».

Per carattere creativo si intende la manifestazione di un talento espressivo e non come manifestazione di una pura abilità tecnica. Si noti che la disciplina d’autore non assicura tutela alle semplici idee, ma solo alla loro concretizzazione esterna.

Tanto non esiste diritto d’autore senza creatività ed originalità, quanto non esiste diritto d’autore senza la creazione dell’opera. Etimologicamente parlando, la parola AUTORE deriva dal latino Auctor, “colui che fa crescere”, “colui che crea”. 

Il diritto d’autore non ha ad oggetto le idee in quanto tali, bensì le idee come espressione di opere dell’ingegno intellettuale. Si potrebbe altrimenti affermare che abbia ad oggetto il pensiero collegato all’azione. Per opere dell’ingegno intellettuale debbono intendersi il contenuto, la forma esterna, ma anche la forma interna, ossia anche la mera disposizione degli argomenti. 

Qual è dunque quel piacere che sta dentro alla creazione di un’opera, se non quella che venga diffusa il più possibile? E qual è l’elogio massimo alla libertà di manifestazione del proprio pensiero ex articolo 21 della Costituzione italiana, se non il diritto d’autore?

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