Exit

Una candela tra le stelle.

Nella costa Ovest della Francia, affacciata sull’Oceano Atlantico, si ergeva una vecchia e sfarzosa casa di campagna.

Dominava sulla cima di una collina, non troppo distante dalla Rochelle, e aveva, rivolto verso il mare, un grande giardino pieno di piante e statue in marmo ormai corrose dal sale e nascoste dai rami di edera che, con il tempo, si erano aggrappati alle loro forme neoclassiche.

Solo una giovane ragazza abitava quelle grandi stanze che erano rimaste fatiscenti, dove gli arredi erano coperti da teli bianchi tutti impolverati.

Questa ragazza si chiamava Ester ed era bella come un fiore che sboccia in primavera, come una rosa in una teca di cristallo aveva conservato ogni linea raffinata senza essere stata sciupata dalla brutalità degli uomini.

Non si era piegata a servire un signore come la società spesso imponeva alle ragazze. Non si era trasferita a Parigi, come avrebbe voluto il padre, e non aveva sposato un uomo tanto per passare il tempo.

Ella dipingeva con i suoi acquerelli le sue bianche tele dove ogni sera fissava le luci e i colori del tramonto. Stava seduta sulla terrazza e guardava il mare incorniciato dai rami dei pini che suo nonno aveva piantato vent’anni prima.

Era rimasta dove era nata, sembra così strano da dire oggi dove tutti vogliono scappare e andare lontano.

Amava la sua terra che le aveva sempre restituito amore e compassione, quando sola la sera apriva le finestre facendo danzare i veli di seta del suo letto a baldacchino e solo la brezza del mare accarezzava il suo corpo.

Aspettava come Penelope le nere vele di Ulisse comparire all’orizzonte. Un principe azzurro, un uomo che potesse meritare questo nome. Al suo fianco non aveva mai nessuno, a lei piaceva stare sola insieme ai suoi ricordi di infanzia.

Se ne erano andati tutti, i suoi genitori e anche i suoi fratelli avevano preferito i servizi della città alla quiete della campagna.

“In un mondo dove basta internet per restare connessi, in fondo possiamo abitare dove ci pare…” rispondeva a chi le chiedeva come mai fosse rimasta in quella immensa casa nella più totale solitudine.

Forse la sua immaginazione aveva bisogno di spazio e silenzio per esprimersi.

Sta di fatto che Ester un giorno stava leggendo sdraiata sul divano e sul giradischi suonava un vecchio disco di Edith Piaf, quando dal mare vide comparire delle vele grigie e un solo albero dritto in mezzo al blu.

Non sapeva chi o cosa fosse, ma ad un tratto era diventata curiosa, interessata a qualcosa che non era racchiuso nei limiti della sua proprietà.

La barca continuava a rimanere dritta sulla linea dell’orizzonte, e man mano le sue linee e i suoi colori si facevano più definiti.

Il suo spirito casalingo la costringeva a riprendere il libro che stava leggendo e a lasciar perdere il mondo che al di fuori del suo cuore avrebbe potuto ferirla.

Il tempo passò e il pomeriggio divenne sera e la barca divenne come una candela che dondolava vicino alle stelle.

La brezza del mare portava un sottile brusio di voci e di risate, Ester nel suo silenzio non poteva ignorarle, da lontano diventavano sempre più vicine.

Un pensiero cominciò a rimbalzare nella sua testa, qualcosa che mai le aveva attraversato la mente.

Di una vita passata a godersi le giornate, lei coglieva solo un breve spazio di tempo come se avesse perso la memoria.

I ricordi erano solo peso, voci di troppo, urla tra le stanze. Un padre autoritario forgia caratteri deboli, che perennemente sanno solo difendersi. Spine sulla pelle che continueranno a rinascere finché qualcosa o qualcuno non le toglierà una per una come un fiorista pulisce una rosa.

Quando non ci sono dubbi ne basta solo uno anche piccolo come un seme che in un istante da vita ad una pianta.

Nel suo mondo una luce traballante aveva distrutto il castello di carte per cui Ester aveva lottato in tutta la sua esistenza.

E così si spinse fino alla spiaggia e presa da un bisogno primordiale di comunicare con altri esseri umani, lanciò le sue braccia nelle onde e andò verso le voci.

L’acqua è sempre fredda nell’oceano, ma il mondo le aveva regalato del calore e lei continuava a nuotare.

Arrivò alla scaletta e vide una mano che afferrando la sua la tirò fuori dall’acqua e poi uno splendido sorriso: una spina era stata rimossa con cura e attenzione dalla pelle di Ester.

Una donna bionda che sorrideva, piuttosto muscolosa e abbronzata con qualche tatuaggio sulle braccia.

Ester non riuscì più a staccare il suo cuore da quel sorriso. In un momento cambia la vita. Ma cos’è la vita se non un incontro prima con noi stessi e poi con chi ci completa.

Non possiamo sapere quale sia il suo sesso o il suo aspetto: l’amore è troppo grande per comprendere categorie.

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