Exit

Seduti alla ringhiera.

Piano piano la pioggia cade sulle grondaie, ma sempre più forte è il suo incedere verso la notte.

Se solo un sogno portasse via tutti i tormenti anche solo per una volta. Le notti da adulto diventano sempre meno tranquille.

Ho incontrato quell’incubo quattro anni fa e non mi ha più lasciato. Come un mostro che da sotto il letto, tutte le notti, protende le sue grosse e rozze mani sulle lenzuola.

La paura affoga il fiato e mi tiene sveglio fino a mattina. Allora esco sul ballatoio, gli appartamenti sono disposti tutti in fila, otto piani colmi di vita.

Mi siedo su questa sedia di plastica, con il posacenere traballante sul ginocchio e una birra in mano.

Vorrei solo dormire ma non ci riesco, ho parlato anche con uno psicologo, non è servito a niente, se non a farmi prescrivere un boccettino di Xanax, finito in tre giorni.

Vorrei vivere le mie giornate in modo energico, invece sono sempre stanco e quando arrivo a casa crollo sul divano, di solito per due ore. Due ore soltanto, poi mi sveglio e inizia la parte più intensa della mia vita, l’insonnia.

Resto qui seduto, stasera piove, ho ordinato del cibo cinese, dovrebbe arrivare tra poco.

Nella casa accanto, litigano sempre, lui urla e lei in silenzio. A un tratto la porta sbatte e lei esce di corsa, è una bella ragazza, si siede sulla ringhiera e comincia a piangere.

Esce anche lui e continua a urlare, sveglierà tutti, io ero qui tranquillo e adesso mi ritrovo come un terzo incomodo. Devo fare qualcosa, agire, la ragazza si vuole buttare dalla ringhiera e il tipo sa solo sbraitare.

Lei continua a piangere e dice che si butta, che si ammazza. Il suo ragazzo è rimasto in silenzio, rientra in casa e prende la giacca poi le fa: “ Io me ne vado, torno quando ti sarà passata questa crisi isterica” e se ne va.

Mi lascia solo con la sua fidanzata che minaccia di suicidarsi. Io che dovrei fare, non sono mai stato bravo a parlare, devo chiamare la polizia o prenderla e tirarla giù.

Ma che situazione assurda, sto per assistere a una tragedia e non so fare altro che starmene qui zitto a pensare.

“E tu che fai, te ne stai zitto? Ci sentì tutte le sere e cosa pensi, che sia l’ennesima donna fragile, troppo debole, per resistere alla vita? Voglio sapere cosa pensi ? Sto per uccidermi, mi merito almeno questo”.

“Penso che dovresti scendere da lì, e poi possiamo parlare”.

“Non voglio scendere, non voglio ascoltare nessuno, ne ho abbastanza di consigli e pareri. Questo mondo fa schifo e sicuramente dall’altra parte non può essere peggio. L’hai visto cosa mi ha regalato la vita, quel mezzo uomo che sa solo puntare il dito contro di me. E io ho fatto passare tutto, come l’acqua del rubinetto sulle mani, i tradimenti, i nostri soldi spesi per giocare e per puttane. In fondo pensavo mi amasse, che fosse il suo modo malato di amarmi”.

“Dovresti scendere davvero, possiamo parlare seduti qui quanto vuoi”.

“Ti ho detto che non voglio scendere, se vuoi parlare ti ascolto, anzi dammi una sigaretta. L’ultima sigaretta prima di andarmene per sempre”.

“Ok, tieni, eccola qua”.

Allungo il braccio frettolosamente, non vorrei che facesse degli scatti.

“Non mi piacciono queste sigarette, sono troppo leggere, non sanno di nulla”.

“Mi spiace, che sigarette fumi di solito?”.

“Non fumo di solito perché a lui da fastidio, ma a me è sempre piaciuto invece. Anche se fanno male, le rubavo da piccola dalla borsa di mia madre. Lei mi voleva bene davvero. E tu invece che fai qui seduto tutte le notti?”.

“Soffro di insonnia”.

“Hai provato a parlarne con qualcuno?”.

“E tu, hai provato a parlarne con qualcuno?”.

“Bella risposta, io non devo parlarne proprio con nessuno, stanotte me ne vado e ciao ciao”.

“In realtà ne stai parlando con me”.

⁃ Ma tu chi sei in fondo, uno che è capitato in questa situazione perché non riesce a dormire. Dimmi la verità, avanti, che vorresti andartene ora, ma la tua morale ti impedisce di lasciare da sola una povera pazza che vuole suicidarsi. Devi essere un uomo buono in fondo. Se fosse stato per lui sarei rimasta qui ad aspettare di scivolare giù. Tu sai solo stare zitto, con la faccia pallida, terrorizzato da questa situazione, sembri un bambino spaventato. Qualcun’ altro avrebbe chiamato la polizia o i vicini”.

“E servirebbe a qualcosa chiamare tutta quella gente, tenterebbero solo di convincerti a vivere. Non ti voglio fermare, in fondo hai ragione, ti capisco. Io sono anni che non riesco a dormire una notte serena, un lungo riposo farebbe bene anche a me”.

“Se credi che non abbia il coraggio ti sbagli”.

“Se avessi il coraggio l’avresti già fatto”.

“Voglio finire la sigaretta…”.

“Non sarò io a metterti fretta, se lo fai davvero sei sicuramente più coraggiosa di me. Sai che a volte ci penso anche io e se tutto finisse oggi, i problemi, le paure… Mi chiedo cosa mi tenga così affezionato alla vita.”

“Quindi cosa ti tiene così legato alla vita?”.

“I problemi, le paure i pensieri, questo mi tiene qui. In fondo, se non ti importa di niente perché ti preoccupi, perché ci pensi? Come te, seduta li in bilico, non vuoi veramente buttarti, come io non voglio veramente dormire”.

“Sembrava così facile quando ero in casa, ho guardato la porta e ho detto a me stessa: “Corri, fallo”. Non sono mai stata brava a fare promesse a me stessa. La verità è che speravo lui mi considerasse di fronte a un gesto così folle. Ma niente ha preso la giacca e se ne è andato. E io adesso lo faccio davvero. Al diavolo tutto e tutti!”.

“No aspetta ferma… sta arrivando il cibo che ho ordinato e se ti butti il corriere mi metterà una cattiva recensione, aspetta che se ne vada”.

“Tu ti preoccupi della recensione, quando io dico che voglio buttarmi… A me cosa importa ?”.

Nel frattempo l’uomo delle consegne ha salito le scale e si è diretto verso di noi.

“Spaghetti di soya piccanti e involtini vietnamiti”.

“Si grazie per me. Ha messo le bacchette?”.

“Si, è tutto dentro il sacchetto. Se la sua ragazza non sta attenta rischia di fare un bel volo”.

“Non è la mia ragazza”.

“Comunque farebbe bene a scendere, buona serata”.

Ha smesso di piovere, lei sta in silenzio, si sentono i passi sulle scale che si allontanano e lei si volta, guardandomi.

“Adesso tolgo il disturbo così puoi mangiare tranquillo, contento?”.

“Vuoi qualcosa? Non vorrai lasciare il mondo a stomaco vuoto e oltretutto non puoi neanche morire senza aver assaggiato questi involtini. Sono i migliori di tutta la città. Eccotene uno, prendi.”

“Grazie. Sono buoni, ma mia madre li faceva meglio”.

“Allora dovevano essere davvero buoni quelli che preparava tua madre”.

“Si, lei era del Nord e li si fanno con più menta”.

“Ho sempre voluto andare al Nord e visitare quei paesini minuscoli, dove il tempo sembra essere rimasto a prima della guerra. Lei viene da uno di quei paesi ?”.

“Si, vicino a un fiume. È pieno di risaie laggiù e la natura è sempre verde”.

“Deve essere davvero un posto spettacolare, forse dovrei trasferirmi li per ritrovare il sonno che la grande città mi ha tolto”.

“E tu sei di qui ?”.

“No, sono di Thao Dien, ma madre era cinese”.

“Beh, non ti sei spostato molto, sono solo pochi palazzi più in la”.

“Non mi piace muovermi tanto, se vuoi qui ho una birra, hai sete ?

“In effetti l’involtino era un po’ asciutto, me la passi?”.

“No devi venire a prenderla, non ho più voglia di alzarmi”.

“Eh va bene, vengo li e poi torno qui…

Torno qui… Torno qui…”.

Ecco mi sono svegliato anche stanotte, nel sogno la ragazza non si è buttata ed è venuta a prendere la birra.

In fondo non le avevo mai parlato.

L’effetto però è uguale, non ho più sonno ed è solo l’una e mezza, esco a fumare.

Come nel sogno la ragazza è sul ballatoio, si gira e mi dice: “ Scusami se le urla ti hanno svegliato, non succederà più, l’ho lasciato quel fannullone. Vuoi una tazza di te? Ho scaldato l’acqua”.

Adesso è lei che mi parla, che mi guarda, in due anni che vive qui non mi aveva mai notato.

Forse non ho più paura, forse come nel sogno bastava un involtino per farla scendere dalla ringhiera.

Buonanotte.

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