Exit

LA CITTA’ CHE NON HA TEMPO.

Corri uomo, corri.

Quante porte ha la tua città?

Quante porte ha il tuo cuore?

“Jerusalem è mia madre” hai pensato, “Lei mi salverà”.

Baruch Hashem, benedetto il Signore.

Oggi è Shabbat, Shabbat shalom, santo il sabato.

Per le vie non c’è nessuno, solo il tempo che ti insegue.

Il tempo è un vento caldo, sceso dalle alture del Golan .

È la brezza che accarezza le acque del lago di Tiberiade con i loro riflessi di mare che dissetano il Giordano .

Nel deserto del Negev il tempo si è fermato, ti ha atteso invano.

Ora, ti ha seguito fino a qui e non ti resta che correre.

Hai avuto un’occasione, ma l’hai sprecata.

Nella West Bank la tua missione è fallita, i tuoi compagni sono morti.

Cosa è andato storto?

Non hai più scelta adesso, il vento arriva da ogni parte.

Dalla Porta dei Leoni a Est e da quella di Damasco a Nord.

Da quella di Sion a Sud e da quella di Jaffa a Ovest.

Sei circondato, povero uomo.

Li vedi i fori dei proiettili nelle mura? Sono quelli dei combattimenti del ’48, quando se ne andarono gli inglesi.

Un proiettile è già pronto anche per te.

Una corsa senza fine, lungo il Suq nel quartiere arabo, una moltitudine di occhi e di voci, di colori e di profumi .

E poi ancora corri, corri fino al Muro.

Cosa credi di fare, vuoi fingere che ti importi pregare?

Cerchi la salvezza nel tuo Dio ?

I vecchi dalle lunghe barbe bianche si stringono alle braccia lunghe strisce di cuoio su cui sono incise le parole sante.

Stringono sempre più forte, vogliono che la parola penetri le loro carni, la parola del Signore ha creato il mondo.

Un coro simile a un lamento si solleva verso la parete del Tempio violato.

Una salmodia senza fine, mentre i corpi e le teste iniziano ritmicamente a dondolare.

Quelle preghiere ti esplodono nella testa.

No uomo, non è qui che troverai la pace.

Allora corri, corri ancora oltre il Muro e sali quelle scale che conducono alla Porta del Cielo.

Sulla spianata del Tempio, la cupola d’oro della Moschea della Roccia riflette i raggi del sole.

Quella visione ferisce i tuoi occhi, avanzi come un cieco, sei confuso.

All’ingresso, in un piccolo giardino, un vecchio e un giovane camminano lentamente, vicini.

Il giovane tiene un libro aperto tra le mani e il vecchio canta sottovoce, sta cantando i versi del Corano.

Poi si fermano e si inginocchiano davanti ad Al-Aqsa, da lì è salito il Profeta in cielo.

Sei arrivato uomo, ora puoi guardarti intorno.

Vedi laggiù le cupole del Santo Sepolcro?

Vedi sventolare le bandiere con la croce del Sacro Ordine?

Non puoi mentire, sai che è accaduto.

Ancora oggi anche le pietre raccontano del Suo passaggio.

E più in la, vedi il monte Sion, dove c’è la tomba di Davide?

Inginocchiati, il tuo viaggio è finito.

Da qui si è generato il seme di ogni uomo, questo è l’ombelico della terra.

Ma tu hai nelle tue orecchie solo il fragore dell’esplosione di quella bomba, è successo ieri, vero?

Quanti innocenti avete ucciso, tu e i tuoi compagni, pur di eliminare il vostro bersaglio?

Poi la fuga nei vicoli, vi hanno trovato, gli spari.

Solo tu sei tornato alla base.

Tutto questo è troppo per il tuo cuore.

Piangi adesso, finalmente puoi piangere.

I soldati con i fucili, donne con il burqua che gridano “Allah akbar”, uomini e bambini, ora sei circondato.

Sei il nemico, lo vedi, tu per loro sei il nemico.

Lanciano dei sassi verso di te, non senti neanche più il dolore.

Vuoi chiedere scusa per i tuoi crimini?

O forse vuoi punirli per la morte dei tuoi compagni?

Sei solo un piccolo uomo di fronte all’abisso della Storia.

Si, ancora un istante ti è concesso, puoi ricordare se lo desideri.

Senti le canzoni della tua gente, i balli e le risate intorno al fuoco?

Li vedi gli alberi in fiore nel kibbutz dove sei cresciuto?

Le spremute di melograno agli angoli delle strade, i datteri succosi e i dolci baci di Miriam, nascosti tra le fronde dei salici e dei sicomori, ti ricordi?

Poi la morte di tuo fratello, una rabbia nera, profonda e senza voce ha costretto la tua anima.

Volevi solo vendetta, giustizia.

E come te, proprio come te, la desiderano tutti gli uomini, non sei il solo.

Non ti resta che premere il grilletto, la pistola che stringi tra le mani farà il suo dovere, non ti deluderà.

Così avrà fine il tuo pianto, devi decidere adesso.

Jerusalem ti aspetta, lei si prenderà cura di te, nel grembo della sua terra troverai la pace.

Lei ti mostrerà il vero volto degli uomini, le risate dei bambini nei cortili, i dolci canti delle madri e le fatiche dei padri.

Non vi è solo odio nel cuore degli uomini.

Ma tu hai dimenticato.

Cosa hai deciso?

Vuoi davvero farla finita o vuoi alzarti e continuare a correre?

No, non puoi correre per sempre, scappare da te stesso, dal tuo destino, lo sai anche tu.

Ora il tempo ti ha trovato, il momento è arrivato.

Senti il vento che ti accarezza, che ti parla?

Ascolta le sue parole.

Ti stanno dicendo che anche tu sei il figlio di questa vita, così bella e crudele.

Tuo padre è il tempo, da cui cercavi di sfuggire.

Adesso non conta più nulla.

Le notti e i giorni, i silenzi, i sogni e le speranze, li ha spazzati come sabbia questo vento caldo.

Così è stato e così sarà.

Dal deserto soffierà il vento per chiedere ad ogni uomo di fare la propria scelta.

Ed il tempo, senza fine, continuerà a danzare per la sua sposa.

Danzerà per le vie di Jerusalem, la città che non ha tempo.

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