Exit

JOSE’ CARLOS MARIA LOPEZ.

Pt.1

Alla fine degli anni ottanta del ‘900, un uomo, che aveva vissuto tutta la sua vita rincorrendo sempre qualcuno, decise di fermarsi.

Si chiamava Josè Carlos Maria Lopez, almeno così era stato registrato all’anagrafe di Buenos Aires, il 9 settembre 1956.

Figlio di brave persone, lui il bravo non l’aveva mai fatto.

Un bambino che già aveva negli occhi innocenti uno sguardo furbo e consapevole di come le cose funzionano tra gli adulti.

Scapolo consumato, non si era mai sposato e aveva condotto una vita di quelle da cibo in scatola e libri di guerra.

Non aveva hobby o passioni, il suo lavoro era la sua passione.

Arrivava a casa la sera, stanco e affaticato, e posava sulla mensola dell’ingresso pistola e distintivo.

Così si chiudeva il capitolo più entusiasmante della sua giornata e iniziava la monotona vita di un uomo, corroso dai rimpianti e dai rimorsi.

Cenava con poco, una scatoletta scaldata al microonde, una tazza di caffè preparato la mattina e, infine, una bella sigaretta sul balcone.

Detective per la polizia di stato, era il termine che meglio lo descriveva.

Era un uomo che aveva creduto nella giustizia sin dal principio e aveva deciso di dedicare tutta la sua vita a difenderla.

Il detective Lopez si vestiva sempre allo stesso modo: jeans sbiaditi, stivali in cuoio, maglietta bianca e una giacca di pelle color mattone.

Portava due pistole riposte nella fondina ascellare che si intravedevano non appena scostava il rivers della giacca per prendere le sigarette.

Fumava come un ciminiera, e mentre il fumo saliva sul suo volto, degli occhi chiari e penetranti studiavano ogni volta una nuova scena del crimine.

Nella sua piccola e umile dimora non vi erano mai stati molti oggetti.

Fogli di carta sparsi ovunque e, nel salotto, la televisione era lasciata in un angolo, in disparte, affinché il muro di quella stanza potesse restare libero per segnare ogni indizio e alla fine collegarli tutti con il suo amato filo rosso.

Ma quella sera Josè era troppo stanco e non aveva voglia di vedere altro sangue, tutta quella merda gli aveva dato il voltastomaco.

Quella merda ! In fondo, era lui stesso per primo diventato dipendente da quella merda.

Non poteva vivere senza, un impiego sicuro e tranquillo non faceva per lui.

Se non si fosse arruolato in polizia probabilmente sarebbe diventato un criminale, due facce della stessa medaglia.

Il poliziotto… Questo nome non piaceva neanche a lui e la divisa non l’aveva mai sopportata.

La sua divisa era quella giacca di pelle color mattone comprata una domenica pomeriggio e mai abbandonata, indossata come una seconda pelle, era un suo attributo inseparabile.

Chiunque la vedesse sapeva, anche da lontano, che stava arrivando il segugio più spietato di tutta Buenos Aires.

Aveva sbagliato tempo per nascere, un uomo così doveva venir su nel Far West dove sarebbe sicuramente diventato una leggenda.

La sua pistola, una 38 special, sei colpi a tamburo, era il prolungamento del suo braccio destro.

Non mirava neanche, senza pensarci allungava il braccio e colpiva il bersaglio.

Quella sera stava ancora fumando sul terrazzo quando il telefono iniziò a squillare insistentemente.

Con fare svogliato alzo la cornetta : “Pronto ?”.

“Qui è la centrale, sono il commissario Martinez. Lopez deve venire assolutamente qui”.

Riprese la pistola e il distintivo e si precipitò alla centrale, proprio come fa un bravo soldatino che risponde ad ogni ordine.

Fu tutta colpa del sergente di polizia Benito Fernandez che, con la moglie per il loro anniversario, la sera prima aveva mangiato frutti di mare scaduti.

Così quella sera, invece di essere alla centrale in servizio, stava seduto sul water a rimpiangere l’abbuffata del giorno prima.

Era toccato così a Lopez sostituire il sergente e fu per quella bizzarra coincidenza di casi che i nostri cammini si incontrarono.

Perdonatemi se solo ora mi presento, mi chiamo Miguel, il cognome non importa.

Mia madre era una prostituta che batteva sulle strade di Bogotà.

Cosa può diventare un ragazzino, lasciato a se stesso, che cresce come un erbaccia accanto a un marciapiede ?

Ero un colombiano con capelli biondi , mio padre doveva essere un americano venuto per affari in Colombia, così mi chiamarono sempre “gringo”.

Io, a differenza di José, non ero mai stato rapito dal mito della giustizia, piuttosto avevo sempre cercato la scorciatoia più semplice per ottenere ciò che volevo.

Chi vuole tutto e subito deve fare i conti con quelle che sono le limitazioni del mondo civile.

Ma io non avevo mai vissuto in quel mondo e tutte quelle regole, tutte quelle autorità, per me non avevano alcun significato.

Così le due facce della stessa medaglia si incontrarono per caso una di fronte all’altra.

José stava scendendo dalla macchina con la pistola già stretta tra le mani.

Lo sentii salire la scale, poi sparò due colpi.

Stavo per salire sul tetto di quel palazzo quando un proiettile colpì la gamba del mio compare.

Cominciai a trascinarlo sulle scale mentre sentivo gli stivali di José che si avvicinavano sempre di più.

Poi, José spuntò come un demone dal nulla.

I suoi occhi chiari, freddi e impassibili.

Il pastore aveva trovato il lupo che da un po’ di tempo rubava le sue pecore.

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