Exit

LA CASA CON LO STECCATO BIANCO.

Bernie era nato in una piccola città dell’Alabama, dove la sua famiglia coltivava il cotone da quando i primi coloni erano arrivati negli Stati Uniti con la Mayflower.

Era il figlio di quell’America che aveva salvato il mondo dalla tirannia e conservava, stretti nel cuore, i valori morali di quel che i suoi avi avevano portato dal vecchio mondo.

Si sposò, poco prima di arruolarsi, con Margaret, una dolce ragazza di Montgomery.

Bernie le passò tutte ma stette sempre assieme alla sua Mergy, così la chiamava affettuosamente.

Lei, l’aveva aspettato per un anno intero, quando lui era dall’altra parte del mondo a fare il suo dovere.

Questo aveva fatto Bernie per tutta la sua vita: prima il ragazzo, poi il soldato e infine il marito.

Bernie non amava la campagna e, quando suo padre se ne andò, vendette tutti i campi di cotone e si trasferì in Florida.

Insieme a Mergy costruì una casa sul mare, a qualche ora di macchina dalla città e quando credeva, ormai, finito il tempo delle fatiche e dei dolori, arrivò il cancro.

Non per Bernie, la sua pelle era troppo dura, ma per Margaret che era stata l’unico punto di riferimento che lui avesse mai avuto.

Lei se ne andò in fretta, come una vela che scompare all’orizzonte.

Così, Bernie resto solo con la figlia adolescente che giorno dopo giorno ricordava nei tratti e nei modi la sua Mergy.

Ma la storia della casa con lo steccato bianco iniziò molto tempo dopo.

Quando, ormai, aveva oltrepassato i settanta e aspettava solo di rincontrare la sua amata, capitò per volontà del caso e della sorte qualcosa che lui non si sarebbe mai aspettato di vivere.

Sua figlia si chiamava Laura e con il padre non era mai andata d’accordo.

Lei, cresciuta in Florida sulla spiaggia, non poteva comprendere le idee profondamente conservatrici di Bernie, così legate a una tradizione ormai scomparsa .

Lui, d’altro canto, non aveva mai voluto ascoltare la figlia.

Era un’uomo che aveva servito il suo paese e custodiva ancora la divisa sotto il letto ed anche dopo il 1989 non aveva mai smesso di votare Reagan.

Laura, che come la madre amava provocare il padre, decise di sposare un tale Alonso Ramirez e si trasferì in California con lui.

I due ebbero un bambino e lo chiamarono come il nonno paterno Romelo e, per dispetto, Laura volle dare al figlio anche il suo cognome.

Romelo Ramirez Wilkins, un nome che non si poteva proprio sentire e , per ironia della sorte, quel piccoletto più cresceva e più diventava scuro ma con gli occhi chiari proprio come il nonno Bernie.

Così nell’estate del 1998, Romelo andò in quella casa con lo steccato bianco in Florida, dove aveva trovato un lavoro estivo prima di iniziare il college.

Bernie non aveva potuto rifiutarsi di ospitarlo e aveva accettato quella convivenza solo perché sapeva che Margaret non glielo avrebbe mai perdonato, anche dall’aldilà.

Andò con il suo pick-up a prendere il nipote all’aeroporto di Orlando e al ritorno passarono tre ore in macchina in silenzio, senza fiatare.

Poi, una vecchia canzone di Jhonny Cash passò alla radio.

I due non riuscirono a trattenersi dal canticchiarla e così, due mondi opposti e con gli stessi occhi, si trovarono a sorridere insieme.

Bernie non sopportava i momenti felici, diceva che gli facevano male al cuore e non appena la canzone terminò se ne uscì con un esclamazione del tipo: “Oggi anche i messicani cantano Jhonny Cash” e ruppe quell’inizio d’intesa con suo nipote.

I giorni passavano e Romelo non sprecava parole con il nonno più del necessario.

Bernie amava il giardinaggio e si dedicava ogni giorno a curare il suo perfetto orto delimitato da uno steccato bianco.

Col tempo, accanto alla casa, era cresciuta anche una palma che lui odiava.

Diceva che gli ricordava il Vietnam, ma era troppo spilorcio per pagare qualcuno che la tagliasse e, allora, un giorno chiese a Romelo di dargli una mano.

Bernie si mise dietro al giovane che con la motosega si accingeva a tagliare quell’enorme albero, ma quando posò la lama sulla corteccia questa si spezzo in due, come se avesse cercato di tagliare una pietra.

Il vecchio andò su tutte le furie, lo chiamò incapace e gli disse di non toccare più niente perché le sue mani non andavano bene per curare la casa di un repubblicano.

Più tardi, quella sera, mentre era davanti ai fornelli, Bernie guardò il mare e sentì con il vento il profumo di Margaret e, come in un miraggio, vide il suo volto tra le sfumature rosa delle nuvole.

Sapeva cosa avrebbe fatto se fosse stata lì, probabilmente non gli avrebbe parlato per giorni e l’avrebbe fatto dormire sul divano.

Non era certo un uomo ragionevole, ma il solo pensiero che Mergy potesse essere arrabbiata con lui lo terrorizzava.

Uscì sbattendo la porta e si diresse verso il nipote che leggeva seduto accanto alla palma.

Gli chiese: “Cosa stai leggendo ?”.

“Hemingway”, rispose il giovane.

“Sono molto belli i libri di Hemingway. Ho sempre voluto andare a vedere la sua casa, è poco distante da qui ma non ci sono mai stato”, disse Bernie.

“Si, immagino sia un bel posto”.

“ Ti va se ci andiamo un giorno che non hai lavoro ?”.

“ Io e te ?” rispose Romelo incredulo.

“Si, io e te, anche se non si direbbe che siamo parenti” disse brontolando Bernie.

Due giorni dopo insieme andarono a visitare la casa di quello scrittore che li aveva fatti avvicinare e si ritrovarono, come due vecchi amici, a bere mojito di fronte al mare.

In quel momento Bernie ritrovò nel suo arido petto il cuore che aveva sepolto, molti anni prima, insieme alla sua amata.

Fu proprio quel ragazzo, un po’ scuro e con gli occhi chiari a far rinnamorare quel vecchio rognoso di una cosa che spesso diamo per scontato: la vita.

Parlarono per ore e scoprirono, insieme, di essere in realtà molto simili.

Ritornarono a casa quando il sole era già tramontato e, una volta di fronte allo steccato bianco, Bernie fermò la macchina con i fari accesi e scese.

Romelo gli chiese cosa stesse facendo e lui toccandosi il mento rispose: “In fondo, mi ci sono affezionato a quella palma, sta bene vicino allo steccato.

Vedi nipote, so di non essere un tipo facile, con tua madre ho fatto solo casini.

Ma grazie a te ho capito che ad essere sempre arrabbiati si perde un sacco di tempo. Sei un bravo ragazzo e hai, a differenza mia, tutta la vita di fronte.

Non sprecare il tuo tempo come ho fatto io.

Ho fatto aspettare un anno intero tua nonna perché dovevo fare l’eroe in guerra.

Quando se ne è andata, non sai cosa avrei dato per riavere indietro quell’anno insieme a lei.

La vita è come questa palma, cresce mentre sei distratto a fare altro e quando te la trovi davanti ti da fastidio.

Sono un vecchio fortunato ad avere un nipote come te”.

Aveva scorto, nel viso innocente di quel ragazzo, la sua tanto amata e protetta America.

Quel volto olivastro con quegli occhi azzurri rappresentava tutto quello che aveva sempre difeso nella vita, ma sino a quel giorno era stato troppo cieco per vedere che era sempre stata difronte ai suoi occhi, lei, l’America.

Non quella che conosceva lui, ma quella che la sua generazione aveva prodotto.

E non era poi così male…

Romelo si avvicinò a Bernie e si abbracciarono, poi Bernie lo spinse via e disse: “Non dirmi che hai anche strani gusti sessuali ?”.

I due si misero a ridere ed entrarono in quella casa con lo steccato bianco, affacciata sul mare della Florida.

Passarono quell’estate serenamente insieme ma fecero appena in tempo a conoscersi.

Bernie scrisse una lettera a Laura dove si scusava per essere stato un padre cocciuto e assente.

Poi, con l’inverno se ne andò.

Un pomeriggio, mentre era seduto in veranda e canticchiava Jhonny Cash, si addormentò per sempre.

Raggiunse la sua Mergy e riposò con lei per l’eternità.

COPYRIGHT © 2020 ADEA EDIZIONI.

Close
Go top