Exit

Un po’ di qui, un po’ di là.

Un lampione, sperduto e soffocato dalla fitta nebbia, tenta ancora di spargere la sua luce.

Le foglie sulla strada, come lacrime vermiglie schiacciate dal tempo, da quello che è stato e da quello che sarà.

Le case allineate ai lati delle sperdute vie, resistono alle possenti radici degli alberi che silenziose avvolgono le loro fondamenta.

Nell’aria l’odore dolciastro dello zucchero a velo si perde nei gas di scarico delle automobili.

Un circo, con i suoi tendoni possenti e i suoi colori vivaci, resiste all’incessante avanzare dei palazzi.

Una storia, la mia storia, di una vita, di un sentiero e di un cammino, racconta i passi che mi portarono in questa nebbia, in quest’autunno e in questa città.

Vivere un po’ di qui e un po’ di là, senza mai fermarsi, senza attaccarsi troppo a un posto o a una persona.

Animo freddo e razionale ci vuole per seguire quei tendoni a strisce bianche rosse, mettersi dei trucchi sul viso e vedere negli occhi di un bambino un sorriso.

Il circo, cos’è il mondo se non un immenso circo dove lo spettacolo continua ventiquattro ore al giorno, trecento e sessantacinque giorni l’anno, anzi, sessantasei, uno in più per chi se ne va…

Eppure, io in un circo ci vivo davvero e se mi chiedono quale sia il mio mestiere, davvero non saprei cosa rispondere.

Io danzo, salto e faccio anche qualche trucco di magia, quelli semplici del tipo “guarda qua e intanto la moneta spunta di là”.

Non sono mai stato bravo in niente, ho sempre fatto tutto senza prendermi sul serio.

Pensavo: “…tanto se mi stanco posso sempre cambiare”, ma poi i giorni diventano abitudini e anche per un eterno forestiero la vita diventa monotona.

Quando ho detto a mio padre che avrei iniziato a lavorare come clown, lui mi rispose sbattendo la porta di casa, dopo avermi invitato ad uscire.

Non l’aveva presa molto bene a quel tempo, chissà se adesso sarebbe felice di vedermi… Beh, proprio non lo so.

Sono qui che passeggio per le vie di questa sterminata città senza avere un posto dove andare o amici da salutare.

Sono solo insieme al mio divertimento, ho imparato che non sempre le persone vogliono ridere.

Preferiscono rimanere serie, almeno hanno un motivo per atteggiarsi e sentirsi importanti.

A me nessuno mi prende mai sul serio, tutti sorridono e vanno via e proprio non capisco perché la vita di un clown deve essere per forza malinconica e solitaria.

Quando lo spettacolo finisce, torno nella mia roulotte e davanti allo specchio ritrovo sempre l’immagine di un eterno bambino che nonostante tutto sorride.

Io sono felice, domani vedrò un altra città e ci saranno bambini seduti in prima fila che ansiosi aspettano il salto del trapezista e coppie che non sapevano come passare la domenica pomeriggio.

Noi ci immoliamo affinché la magia continui, anche se solo per un’ora, quella magia per cui un leone e un cavallo possono andare d’accordo.

La verità è che sono un vagabondo, con quattro spicci in tasca e occhi vispi che si sorprendono sempre troppo facilmente.

Quando diventerò vecchio, verrò a vivere qui a New Orleans.

Ma poi a quanti anni un clown va in pensione ?

Beh, comunque vivrò in una bella casa e forse avrò anche un cane.

Saltello su una strada diversa ogni giorno, il vento in faccia e il sole che albeggia sulla fronte.

Questo è ciò che faccio, senza pensieri, senza obblighi o doveri, lasciando alla vita il compito di essere magnanima con i buoni come me.

Copyright © 2020 Adea Edizioni.

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