Exit

Astratto e concreto.

Il sentiero è stretto e ripido, fatto di rocce, una sopra l’altra messe in fila. Kazuki è già lassù in cima e io, come sempre, sono rimasto indietro.

Solo da quel punto in alto si possono vedere le gru. In fondo non sono più un bambino e per un adulto è stupido rischiare di farsi male per vedere degli uccelli.

Ma ci vado tutte le volte che Kazuki corre verso la cima entusiasta come quando avevamo sette anni.

Lui sembra non crescere mai, vive alla giornata senza progetti o aspirazioni. In fondo a lui fare il pescatore piace e poi la sera può dedicarsi al judo.

Magari quest’anno diventa campione nazionale. È sempre stato più bravo di me in tutto, anche quando eravamo piccoli era sempre il favorito del maestro.

Io non sono mai riuscito a svuotare veramente la mente, ho sempre avuto mille idee che mi frullavano in testa.

Kazuki parla poco e io tanto, Kazuki agisce e io pianifico. Astratto e concreto, due opposti rimasti amici per abitudine. Gli voglio bene, ma a volte vorrei essere semplicemente più bravo, più veloce.

Ed eccomi qui un’altra volta alle sue spalle, io con il fiatone e lui tranquillo che ammira le gru spiccare il volo, un sognatore che aspetta solo la brezza per volare via lontano.

Tutte le sere di primavera, veniamo qui sulla cima e guardiamo il sole che scendendo spegne le chiome dei ciliegi in fiore. Il loro profumo resta nell’aria e insieme al blu porta la notte.

Un’altra estate sta arrivando, il tempo passa e mi sembra ieri quando ero solo un bambino che giocava con gli aquiloni. Col passare degli anni comprendi che non realizzerai mai tutti i tuoi sogni, e si comincia ad apprezzare ogni istante.

Su una collina due ragazzi guardano il tramonto e pensano alla vita che ancora li aspetta. Una sinfonia che è sullo spiccare del quartetto di archi.

Un giorno vivrò a Tokyo e tutto questo, solo allora mi mancherà, ne sono sicuro. In fondo, casa è un solo posto ma anche se questa piccola città non ha nulla da offrirmi mantiene intatta la sua poesia, il suo tempo e il suo spazio.

Da qui si vede tutto, i miei ricordi sono scritti tra quelle vie sommerse da tralicci e cavi. Si sente il profumo del Ramen del signor Misashi, il Ramen più buono in assoluto.

A settembre sarò lontano, dovrei dirlo a Kazuki.È difficile abbandonare qualsiasi cosa, lasciarla andare come in un fiume sospinta dalla corrente.

Che sia un amico o un posto, tendiamo a trattenere le cose come se ci appartenessero davvero. Niente è nostro per sempre, tutto finisce: la vita un giorno o l’altro viene a riprenderselo.

Le cose difficili finisco per dirle sempre di getto.

“ A settembre mi trasferisco a Tokyo, ho accettato un offerta di lavoro”

Poi il silenzio, la delusione nei suoi occhi fragili. Questa volta forse c’è l’ho fatta a liberarmi di lui.

Kazuki sorride, mi guarda e mi dice: “Lo sapevo”.

“Cosa sapevi?”

“Sapevo che te ne saresti andato, prima o poi, è quello che hai sempre voluto”.

“E tu Kazuki, invece, non desideri scoprire il mondo, vedere altri posti, conoscere nuove persone ?”.

“Cosa desidero io? Lo vuoi sapere davvero, non credo potresti mai capire. Tu pensi che io mi accontento di quello che ho, ma semplicemente non ci sputo sopra come fai spesso tu. I risultati nella vita non sono solo sotto forma di numeri, caro amico. Io guardo il cielo, l’immenso cielo blu e lascio il mio cuore respirare. Apprezzo questo, le gru, i fiori di cigliegio, il Ramen del signor Misashi. La mattina mi sveglio sempre presto, vado al porto, mollo le cime e navigo verso il sole che albeggia sulla mia fronte. Giorno dopo giorno tiro su le reti colme di pesce fresco, la fronte col tempo prenderà le pieghe dell’età, dell’esistenza e io continuerò a tornare al molo dove distendo le reti e vendo il mio pesce, quello che il mare mi ha offerto. Una vita onesta, questa è la mia aspirazione, avrò dei figli e insegnerò loro il judo e la pesca, desidero una moglie bella e che sappia fare i mochi, cosí che quando arriverà il mio momento potrò andarmene con la pancia piena”.

“Pensi già alla morte Kazuki ?”.

“La morte amico è qui e ora, proprio in questo istante, come la vita… Due amici seduti guardano il tramonto, mi basterebbe questo momento sai, morire in fondo è solo chiudere gli occhi e non pensare più. Tra vent’anni io avrò ancora gli stessi pantaloni mentre tu sarai a Tokyo vestito con un completo blu e porterai scarpe costose. Spero di vederti soddisfatto almeno quel giorno”.

“A te non spaventa niente Kazuki? Hai sempre l’aria di chi sa già tutto, e poi tu dici che di accontentarti, perché fai le gare di judo? Perchè aspiri a diventare campione nazionale? Tu dici che ti accontenti ma hai aspirazioni e ambizioni forse più di quante ne abbia io”.

“Vedi tu confondi fare bene le cose, con l’ambizione. Non mi importa niente del titolo, io voglio solo praticare sul tatami. Come la pesca, così il judo desidero farlo semplicemente al meglio delle mie possibilità”.

“Sarà, hai sempre l’ultima parola su tutto, fai il saggio a 19 anni, tra venti sarai Monaco e non porterai pantaloni. Comunque sai cosa ti dico Kazuki, non voglio una vita onesta e tranquilla, voglio una vita che mi dia ciò che merito. Mio padre si è spaccato la schiena per mandarmi a scuola e voglio avere un lavoro importante e qualche yen in più per viaggiare e per vivere bene. Ogni istante deve essere indimenticabile, non concordi anche tu?”.

“Ogni istante non vuol dire niente, è solo uno l’istante e può durare tutta la vita, se solo riesci a considerarlo. Quando sarai vecchio rincorrerai ancora quell’unico attimo indimenticabile e non avrai capito che, forse, era proprio adesso, di fronte a tutto questo, insieme a un amico. Ma io voglio fare solo il pescatore non il saggio”.

Alla fine conviene dare ragione sempre a Kazuki , forse sarebbe più bravo come Monaco che come pescatore.

E io forse sarei più felice se rimanessi qui con la mia famiglia e i miei amici. Ma di cosa è giusto alla vita non importa, e sinceramente neanche a me.

Una scommessa, essere se stessi: questa è la più grande scommessa e spesso fingiamo di conoscerci e ci lanciamo nel vuoto continuando ad aspettare il futuro.

Su questa collina resterò ancora poco e comunque questo rimarrà un bel ricordo.

Kazuki sarà per sempre lassù, in fondo al sentiero di rocce e io potrò guardarlo ogni volta che desidero.

C’è ne torniamo a casa come sempre ridendo, sapendo bene che crescere significa prendere un via e che quella via si cammina da soli, come tornare a casa dopo un lungo viaggio, ritrovare se stessi prima di chiudere gli occhi per sempre.

Vivremo giorni belli, giorni brutti, giorni giusti e giorni sbagliati.

Ci vedremo tra vent’anni e spero di avere le scarpe costose che dice Kazuki.Per quanto riguarda lui spero, almeno, che i pantaloni se li sia cambiati.

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