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miles kennefik



MILES KENNEFIK

Si chiamava Miles Kennefik e aveva un nome da nero anche se era irlandese. Suo padre si era fatto 10 mesi alla prigione di Rikers insieme a Quincy Rough di Harlem e ai dischi di Miles Davis.
Allora, una volta uscito, aveva deciso di chiamare così il figlio che aveva aspettato un mese in più per nascere, affinché il padre uscisse di galera: sapeva già che il mondo lo aspettava e non aveva fretta di incontrarlo. In fondo, Miles, fretta non ne ha mai avuta nella vita.

Comunque si chiamava Miles Kennefik, Ebreo irlandese nato in America. Si dice che gli Ebrei irlandesi erano sopravvissuti alla storia prestando soldi ai ricchi. La ricchezza è sfarzo non sostanza in America, diceva il rabbino al Tempio. Eppure Miles Kennefik era tutto tranne ricco ed è proprio al Tempio che ci incontrammo la prima volta.


Due ragazzi che facevano finta di ascoltare le parole dei vecchi.
Miles con il suo nome da jazzista nero di Harlem e una vita già scritta a Queens girava spesso sulla Broadway, andava in su e in giù, ammirando i ricchi e assaporando il sapore della Grande Mela.
New York ha un posto per tutti, bello o brutto, qui non c’è via di mezzo. Questo lo dicevano gli Italiani che Manhattan l’hanno costruita.


Ritornando a noi, eravamo rimasti al Tempio dove mi apparve subito come un ragazzo intelligente e ci fu facile diventare amici. Miles era un ragazzo d’oro, mi diceva sempre: «Hey Denny pensa in grande, non vorrai sposare la figlia della macelleria kosher all’angolo tra la 27ma e la 25ma ».
Miles era un uomo d’affari con quella malinconia europea nel sangue, che gli faceva pensare sempre male. «Gli Americani sono ottimisti» mi diceva sempre lui, che gli americani li amava, amava l’America e tutte le sue mille sfaccettature, belle e brutte.

Era forse, più di tutto, un vero americano dotato in fondo di un incurabile ottimismo. Schiavo della tragedia umana, viveva intensamente ogni rapporto, si preoccupava e davvero gli importava.
Ma in un mondo di scaglie di vetro un palloncino scoppia e si ritrovava stracciato sul pavimento a pezzi, anche se all’esterno restava con la faccia di chi ha una bella foto sul documento.

Ha amato tante donne e si è divertito, vivendo ogni giorno come se fosse l’ultimo.
Poi l’ultimo è arrivato, in una stanza di hotel a Manhattan, ormai ricco sfondo, ma solo. Non ha fatto neanche in tempo ad arrivare il Roomservice: se ne è andato con gli occhiali da sole e il posacenere pieno.
Miles Kennefik morto a New York in una stanza di hotel.

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