Exit

SETTE FERMATE.

Non sono un uomo ricco, ne povero, non ho malattie, almeno per ora.

Sono uno tra otto miliardi di persone.

Uno dei tanti che ha smesso di sognare.

Quando ero piccolo volevo fare il pilota, era un clichè da bambino, così come per molti fare l’impiegato da adulto.

E invece, alla fine, sono diventato tutto ciò che ho sempre rifiutato.

Basta scuse, mi ripeto ogni giorno anche se poi sono sempre qui, su questo tram, sette fermate e arrivo, poi sette fermate e torno a casa.

Prima fermata, a nessuno importa, chi ha detto che una storia deve essere per forza interessante, non può essere semplicemente vera ?

Ci illudono di essere unici, speciali.

La verità è che nessuno lo è davvero, la realtà c’è lo sbatte in faccia ogni giorno e noi facciamo finta di non vederlo.

Seconda fermata, tutto il mondo continua a procedere verso domani quando oggi è appena iniziato.

Non c’è posto per chi resta indietro, se arrivi in ritardo perdi il treno.

Mi chiedo, però, cosa succederebbe se un bel giorno tutto si fermasse, se il tram non arrivasse più, se l’ufficio fosse chiuso…

In quel momento, forse, ci renderemmo conto che non c’era nessuna fretta.

Terza fermata, avevamo tutto il tempo necessario per amarci, per sorridere e per conoscere.

Non conosciamo il giorno in cui dovremo lasciare tutto e partire stipati in una bara, destinazione Paradiso.

Anche chi ci crede non ha fretta di andarci, questo l’ha già detto qualcuno, ma che importa.

Penso che sia la più grande contraddizione della vita, perché nonostante tutto è la cosa a cui siamo più attaccati.

Quarta fermata, fingiamo di sapere cosa significhi vivere, ma mentiamo solo a noi stessi.

Ogni istante l’esistenza ci sorprende e cerca, per quanto spesso invano, di insegnarci qualcosa di più profondo di una laurea, un lavoro, una casa e una famiglia.

Oggi è un giorno come tanti altri, pensieri che vagano nella mia testa senza trovare tregua. Queste sono le giornate, è solo un illusione pensare di godersele quando passiamo la maggior parte del tempo a ragionare su cosa sarebbe meglio o peggio.

Quinta fermata, ne sono certo, un giorno accadrà…

Tutto d’improvviso si fermerà, smetteremo di ascoltare il traffico e ricominceremo ad ascoltare il mondo e la sua voce che da milioni di anni ci sussurra solo una parola: amore.

Le persone si guarderanno di nuovo negli occhi e non sarà per finta o per un fine, ma solo per piacere.

Abbiamo dimenticato la strada di casa, la strada che porta a noi stessi, con tutta questa confusione magari ci siamo anche passati davanti senza accorgercene.

Sesta fermata, gli occhi delle persone schizzano in tutte le direzioni, seguono il mondo all’esterno delle vetrate.

Io, piccolo uomo abitante di una grande città, che posso dire o fare se non nascondermi tra gli altri e fingere che vada tutto bene.

Avrei voglia di urlare stop a tutti, alle industrie, alle macchine, agli aerei, agli uomini e alle donne.

Vorrei, anche solo per poco, poter guardare intorno e ammirare il capolavoro del creato, senza pensare al domani, come un uccello seguire sempre la stessa stagione e non avere mai freddo.

Vorremmo tutti avere qualcuno che ogni giorno ci dica nell’orecchio : “Andrà tutto bene”.

Cerchiamo rassicurazioni perché l’incertezza ci spaventa, ma essa è l’unica condizione in cui possiamo vivere.

Vivere e non esistere, assaporare il presente come il caffè la mattina e trasformare la realtà in un sogno.

Settima fermata.

Copyright © 2020 Adea Edizioni.

Close
Go top