Exit

L’isola di plastica.

L’oceano, quanto è grande? Ancora non saprei rispondere.

Navighiamo da giorni su questa barca, che va su e giù insieme alle onde, le vele sventolano rumorosamente giorno e notte.

Il mare non da tregua, stanca la mente e lo sguardo, che continua a perdersi sulla linea dell’orizzonte.

Non c’è fine alle onde e ai giorni che si susseguono senza apparente differenza tra uno e l’altro.

Tutte le paure vengono a galla, sei solo, abbandonato alla volontà della natura. Ripenso alla mia vita prima di partire per questa spedizione.

Prima ore e ore davanti a uno schermo, adesso mi sembra tutto tempo sprecato, adesso che per lavorare mi basta un quaderno e una penna.

In fondo questi sono gli strumenti della mia professione, il giornalista, sembra così impegnativo, invece basta riportare in maniera fedele ciò che osservo.

Facile, a dirsi, ma distaccarsi dalla propria visione soggettiva e scrivere parole oggettive è forse impossibile.

Non possiamo descrivere una cosa senza averla vissuta e quando la viviamo è in prima persona. Il protagonista e l’oggetto principale siamo sempre e solo noi stessi.

Su questa barca a vela insieme ad un equipaggio piuttosto improbabile non so cosa mi ci abbia messo, il caso magari o semplicemente la volontà di raccontare ciò che fino ad ora era stato leggenda.

Ci siamo lasciati alle spalle una scia bianca e ogni miglio che ci separava dalla nostra destinazione, e adesso dovremmo esserci quasi.

Siamo arrivati ai confini del mondo che conosciamo per vederla, fotografarla e analizzarla.

Cosa?, vi starete chiedendo.

Beh è difficile dare un nome a qualcosa che ha creato l’uomo senza volerlo.

Il risultato di un modo malato di abitare questo splendido pianeta.

Ed eccolo lì, in lontananza, il tragico spettacolo che come un cancro si estende giorno dopo giorno in mezzo a questo splendido blu.

L’isola di plastica, al centro dell’oceano pacifico, si erge immensa e a perdita d’occhio, con le sue lunghe braccia sommerse che di tanto in tanto spuntano sul filo dell’acqua.

Confezioni di birre o di giocattoli, tutti ammassati insieme ma intatti e puliti come fossero appena usciti dalla fabbrica.

L’oceano non è riuscito a sconfiggere il prodotto dell’uomo.

Tutto il peggio di noi stessi vive su quest’isola, deserta dove nessuna forma di vita osa trovare riparo.

Una realtà morta che però continua a crescere distruggendo ciò che incontra. Abbiamo ammainato le vele e incominciato a circumnavigarla a motore, facendo attenzione a non rimanere incagliati.

Simon, il capitano, ha gli occhi lucidi e continua a distogliere lo sguardo.

Un uomo come lui, che ha vissuto la sua vita in mare, donandogli ogni suo istante, seguendo sempre una rotta, è infine giunto dove ogni direzione è smarrita.

Come argonauti siamo arrivati d’innanzi allo specchio dell’umanità.

Provo vergogna guardando le mie mani, mani come le mie hanno costruito tutto questo e rovinato per sempre la purezza di queste acque che da milioni di anni esistono e ospitano più vita di quanto la più grande delle città possa contenere.

Le onde si infrangono sulle rive deformi e quest’isola continua a navigare, come un veliero fantasma, raccogliendo lungo la strada i suoi figli e invadendo in ogni direzione il suo ospite innocente, il suo contenitore.

Cosa è la terra, per l’uomo, se non un contenitore, dove stipare tutta la sporcizia che riesce a produrre ?

Quando inizieremo ad amare noi stessi, la nostra terra e la nostra acqua forse, in quel momento, tutto questo scomparirà.

Ci vorranno secoli prima che quest’immensa cicatrice riesca a rimarginarsi. Penso a tutti sacchetti di plastica che ho usato, chissà, forse uno di quelli è qui in mezzo.

I quesiti non avranno mai risposta, si perderanno in questo deserto in mezzo al mare e il tempo che ci vorrà affinché tutto questo scompaia non è concepibile guardando dalla piccola finestra di una vita.

Ci è stato concesso di vedere l’esistenza solo per un istante, ma quando noi non ci saremo più, lei, l’isola di plastica, ci sarà ancora e molte saranno le lune che nel buio illumineranno questo tragico spettacolo.

L’oceano ha fatto emergere il suo dolore davanti ai nostri occhi, si è voltato ed è scomparso mostrandoci ciò che noi gli abbiamo fatto.

Come tutte le grandi opere dell’uomo mozza il fiato e incolla a se stesso gli sguardi, manca il respiro.

Infine, quando posi gli occhi sulla barca, ritrovi una bottiglia di plastica vuota.

Copyright © 2020 Adea Edizioni.

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